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La
nuova nascita simboleggiata dal Battesimo
Il
rapporto tra fede cristiana ed opere è ben messo in rilievo
in un passo da
considerarsi fondamentale a tal riguardo, anche se si riferisce
direttamente al battesimo in acqua
- è la Lettera ai
Romani 6:3-11,
"O ignorate forse
che tutti noi, che siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati
battezzati nella sua morte?
Siamo dunque stati
sepolti con lui mediante il battesimo nella sua morte, affinché, come
Cristo è stato risuscitato dai morti mediante la gloria del Padre,
così anche noi camminassimo in novità di vita.
Perché se siamo
stati totalmente uniti a lui in una morte simile alla sua, lo saremo
anche in una risurrezione simile alla sua.
Sappiamo infatti
che il nostro vecchio uomo è stato crocifisso con lui affinché il
corpo del peccato fosse annullato e noi non serviamo più al peccato;
infatti colui che è
morto, è libero dal peccato.
Ora, se siamo morti
con Cristo, crediamo pure che vivremo con lui,
sapendo che Cristo,
risuscitato dai morti, non muore più; la morte non ha più potere su di
lui.
Poiché il suo
morire fu un morire al peccato, una volta per sempre; ma il suo vivere
è un vivere a Dio.
Così anche voi fate
conto di essere morti al peccato, ma viventi a Dio, in Cristo Gesù."
In questi
versetti, la conversione, simboleggiata dal battesimo
in acqua, è vista come una vera e propria partecipazione del
credente alla morte e risurrezione
di Gesù. Ciò significa che quando
si crede accettando Gesù come
proprio Salvatore, come proprio rappresentante presso Dio, nel
senso già spiegato, "si muore,
assieme a Lui, come se uno
stesse sulla croce assieme a Gesù. Del
resto, Gesù
non ha forse detto
"Quando sarò
innalzato da terra,
attirerò tutti
a Me"
? (Giovanni
12:32). Il credente quindi è
"sepolto con Cristo", e
questo è simboleggiato dall'immersione
completa nell'acqua battesimale. La
vasca battesimale diviene
così, simbolicamente, una tomba. Ciò significa che il credente
muore rispetto alla sua vita
passata assieme al Suo Rappresentante
Gesù, che, a nome di tutta l'umanità, è morto una volta per sempre
quanto al peccato. Insomma, quello che Gesù ha fatto sulla
croce, morendo, per essere poi sepolto, ogni credente in Lui lo fa
individualmente quando si converte, e lo può fare proprio in virtù della
morte di Gesù. Come poi Gesù è risuscitato per vivere una nuova
vita gloriosa, così il credente in
Lui risuscita spiritualmente per
vivere una nuova vita -
e questo è simboleggiato dal fatto
che dopo essere stato
immerso nell'acqua battesimale, il credente emerge da essa. Questa
risurrezione sarà completa quando risorgeremo anche
noi dalla tomba e riavremo i nostri
corpi, in modo che tutto il nostro essere sia redento. Il
battesimo però non ci fa credenti, ma simboleggia
ciò che è già avvenuto in noi - è una solenne testimonianza
pubblica della nostra conversione
già avvenuta. Il Signore lo ha
voluto e noi dobbiamo ubbidire.
Egli infatti disse ai Suoi discepoli:
"Andate
dunque e fate diventare miei discepoli gli uomini di tutte
le nazioni,
battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello
Spirito Santo,
insegnando loro di osservare tutte quante le cose erte
vi ho
comandato. Ed ecco lo sono con voi tutti i giorni fino alla fine
dell’età presente'
(Matteo
28:19-20).
Quando nel
Nuovo Testamento si parla di battesimo, si mette
certamente
l'accento sul suo significato spirituale,ma non si
trascura
affatto il rito esteriore, come nel caso della conversione del
centurione
Cornelio e del ministro della regina Candace (Atti 8:2640;
10). E dunque evidente che il battesimo in acqua era considerato
un gesto necessario. Il battesimo, insomma, è considerato nel
Nuovo Testamento come parte
integrante del processo di ravvedimento
e santificazione del credente. Da ciò segue che minimizzare
l'importanza del battesimo o addirittura ritenerlo inutile, è
contrario alla volontà di Dio. In
particolare, alcune espressioni bibliche lasciano intendere che chi
rifiuta il battesimo non può avere il perdono dei peccati. Si
pensi, ad esempio,
all'affermazione di Pietro,
"Ravvedetevi e ciascuno di voi
sia battezzato nel nome di Gesù Cristo Per la remissione
dei vostri peccati, e voi riceverete il dono dello Spirito Santo"
(Atti 2:38). L'espressione
tradotta qui "per la remissione dei vostri
peccati", tenendo ovviamente
presente il testo greco, si può tradurre
più alla lettera così, "in vista della remissione dei vostri peccati",
oppure, un po’ più
liberamente, "affinché i vostri peccati siano
rimessi". Lo
stesso si dica di Atti 22:16,
"Ed ora, perché indugi?
Levati e sii battezzato e lavato dei tuoi peccati, invocando il Suo
nome". Anche qui, nella testimonianza che l'Apostolo Paolo dà
della sua conversione, Anania
associa il battesimo alla purificazione
spirituale, alla remissione dei peccati.Chi dunque crede in Gesù quale proprio Salvatore, ottiene già
il perdono dei peccati ed è
salvato; tuttavia deve essere battezzato,
perché così vuole il Signore, che ha
stabilito che il battesimo in acqua fosse parte integrante del
processo di ravvedimento del
peccatore e di santificazione del
credente. Chi rifiuta positivamente
di essere battezzato, non può
essere considerato cristiano. Il famoso
ladrone convertito sulla croce, si
salvò senza ricevere materialmente
il battesimo solo perché non ci fu tempo. E questo ci dice che il
battesimo in acqua non è
assolutamente necessario alla salvezza,
cioè non è una condizione
essenziale, ma potendo, lo si deve fare.
E' chiaro quindi che i credenti che
muoiono prima di essere
battezzati in acqua, si salvano, perché desideravano esserlo; lo
steso si dica di coloro che non possono essere fisicamente
battezzati a causa di gravi impedimenti fisici, appunto.
Quanto al rito in se stesso, nei passi biblici che si riferiscono al
battesimo non è sulla formula che si insiste, quanto piuttosto sul
profondo significato
teologico del battesimo. Di solito, in tali passi,
si parla del battesimo
"nel nome di
Gesù Cristo", (ad esempio Atti
2:38; 8:16; 10:48; 19:5). Non sembra però che questa sia una vera
e propria formula liturgica, ma è piuttosto un'espressione che
indica il significato del battesimo,
un’espressione che esprime, appunto,
simbolicamente quanto è già avvenuto nel credente ad
opera di Gesù Cristo. Difatti, nel
linguaggio biblico, il "nome"
indica la persona con tutte le sue
qualità. Ne segue che "essere
battezzati nel nome di Gesù"
significa appropriarsi e godere di tutto
ciò che Gesù rappresenta. Anche la
"formula" usata nel passo già
citato di Matteo 28:19,
"battezzandoli nel nome del Padre,
del Figlio e dello Spirito
Santo", potrebbe essere
un’espressione
che
indica -
in una maniera più completa
dell'altra - il significato
del battesimo: il credente è salvato perché il Padre ha mandato
il Suo Figliolo Unigenito che si è incarnato ed è morto sulla croce per
noi ed è poi risuscitato,
mettendoci così in grado di passare dalla morte alla vita; lo Spirito
Santo ci aiuta ad appropriarci di questa
salvezza ottenutaci mediante Gesù
Cristo, e a vivere in modo
degno di figlioli di Dio, quali siamo diventati per la nostra fede.
In ogni caso, è storicamente
provato che quella di Matteo 28:19 fu
la formula che poi prevalse nella
Cristianità, ma dobbiamo stare attenti a non cadere nella
logica del 'sacramentalismo" di tipo
cattolico-romano, che fa dipendere
l'efficacia di un "sacramento"
anche dai retto uso dei gesti e
delle formule rituali. Dobbiamo rispettare il simbolismo voluto
dal Signore, ma senza ottuso fanatismo.
Ad esempio, se non è possibile immergere completamente
il battezzando nell'acqua per
svariati motivi - perché forse è troppo alto o
troppo grasso, ecc. - non
per questo il battesimo è "invalido".
Al limite non crediamo che il
battesimo amministrato "nel nome
di Gesù" non abbia valore, purché
si abbia un concetto esatto
del battesimo, secondo
l'insegnamento di Gesù e degli Apostoli.
Rimane però il fatto che la formula
"nel nome del Padre, del Figlio
e dello Spirito Santo," è senz'altro completa e significativa.
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