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"Mi
unisco alla lettera scritta da pastori evangelici di area pentecostale,i
quali chiedono alla FCEI quale sia la loro posizione in materia di
aborto,divorzio,coppie di fatto e omosessualità."
Richieste di
chiarimenti sul rapporto FCP-FCEI
PORDENONE - Un gruppo di pastori evangelici di area pentecostale moderata
scrive una lettera aperta alla Federazione di chiese pentecostali (FCP), in
merito alle relazioni "diplomatiche" con la Federazione delle chiese
evangeliche in Italia (FCEI) e le loro posizioni in materia di aborto,
divorzio, coppie di fatto e omosessualità.
Nella lettera, il gruppo di pastori pentecostali, tra cui Giuliano Soveri,
pastore della chiesa evangelica di Pordenone - si rivolge alla FCP per
chiedere le motivazioni di un assenza di presa di posizione di fronte a
quella adottata dalle chiese Metodiste, Valdesi e Battiste (cosiddetto BMV),
la parte maggioritaria della FCEI, che si sono schierate ufficialmente a
favore del divorzio e dell'aborto, così come accettano di fatto le
convivenze e sono apertamente a favore delle coppie omosessuali.
La FCP, che raggruppa le chiese Elim, CCPI, Internazionale, Nuova pentecoste
e altre, da alcuni anni si incontra periodicamente con la FCEI, composta
sostanzialmente dalle chiese protestanti storiche, tra cui battisti,
metodisti, luterani e valdesi. «Dialogare è sempre utile - si legge nel
documento - a patto però di avere le idee chiare e di definire le proprie
posizioni e quegli oggettivi confini oltre i quali a nessuno è (o dovrebbe
essere) lecito andare».
I punti in discussione sono la centralità della Bibbia e le posizioni
liberali, troppo spesso in netto contrasto con quanto asserito dalle
Scritture, infatti nella lettera viene sottolineato che «ad ogni essere
umano deve essere riconosciuto il diritto di esprimere il proprio pensiero e
fare le proprie scelte, inclusi gli orientamenti sessuali, ma mentre uno
Stato laico, seppur con i necessari distinguo, deve tutelare questi diritti,
altra è la posizione di chi si richiama ai valori della fede e della morale
che ad essa sottende. Come Chiesa del Signore noi siamo chiamati a predicare
la Parola nella sua interezza e non v’è dubbio che l'omosessualità dal punto
di vista biblico sia considerata peccato al pari, peraltro, di altri
disordini quali la promiscuità sessuale, l'adulterio e altre pratiche che
non rientrano nella volontà di Colui che ha ispirato divinamente la
Scrittura».
Il documento, in sintesi chiede alla FCP «se intendono ribadire la totale
inaccettabilità dell'omosessualità dal punto di vista biblico e rivedere i
rapporti con l'altra Federazione o quantomeno con le loro componenti
coinvolte in questa iniziativa, perché è in gioco l’onore dell'Evangelo di
Gesù Cristo. Facciamo fatica a capire ed ancora di più a spiegare ai membri
delle nostre Chiese che la nostra posizione è diversa quando poi, come se
nulla fosse, veniamo invitati a celebrazioni comuni o quando queste stesse
persone vengono invitate all’Assemblea della Federazione».
In conclusione nella lettera si rivolge un appello ai responsabili della
Federazione: «Cari fratelli, in estrema sintesi, fateci sapere cosa pensate
e come volete agire per il futuro, altrimenti manterrete le buone relazioni
"diplomatiche" con la FCEI, ma correndo il rischio di pagare uno scotto non
indifferente con la base delle nostre Chiese». [sr]
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