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La
Cena del Signore
Rispetto all'antica
legislazione mosaica il culto cristiano si
presenta estremamente semplice. E' bene però precisare che qui
per culto intendiamo il complesso
di manifestazioni esteriori della
propria fede -manifestazioni
esteriori a cui ovviamente deve
corrispondere un atteggiamento
interiore, se non si vuole cadere nel
fariseismo ipocrita condannato da
Gesù - atteggiamento
interiore fatto di
consacrazione al Signore della propria vita, di obbedienza,
gratitudine, ecc.
Del culto
dei Cristiani del primo secolo non sappiamo molto,
se si escludono
i riferimenti che ad esso troviamo nel Nuovo
Testamento,
soprattutto nelle Lettere dell'Apostolo Paolo particolarmente
nelle due ai Cristiani di Corinto. Dobbiamo inoltre
tener presente che tanti Ebrei
cristiani continuarono a frequentare
regolarmente il Tempio e le sinagoghe, pur avendo riunioni proprie,
a cui fanno riferimento Atti 2:42-47 e 4:32-35. I Cristiani di origine
pagana, invece, ebbero sempre le riunioni di culto ben distinte da
quelle della Sinagoga. Tali riunioni dovevano essere molto
informali, come deduciamo specialmente dal capitolo 11 al
14 della I Lettera ai Corinzi.
Due riti
comunque fecero sempre parte di queste manifestazioni
esteriori di fede da parte dei
Cristiani,
qualunque fosse la loro
origine: il
battesimo in acqua e la Cena del
Signore -
e qui per"rito"
intendiamo gesti e parole
che simbolicamente rappresentano
una realtà che già vi deve essere, e
perciò tali riti non creano tale
realtà, ma l'esprimono con simboli
che ne mettono in evidenza il significato spirituale. Già
abbiamo parlato del significato del battesimo
in acqua; ora quindi ci occuperemo della Cena del Signore.
°Mentre vi
do questa istruzioni, io non vi lodo del fatto che vi radunate non per
il
meglio ma per il peggio. Infatti, prima di tutto, sento che quando vi
radunate
in assemblea,
ci sono tra voi delle divisioni, e in parte lo credo, perchè bisogna
che ci
siano tra voi anche delle sette, affinché quelli che sono approvati,
siano
manifesti tra voi. Quando poi vi radunale assieme, quel che fate non è
mangiare
la Cena del
Signore, poiché, al pasto comune, ciascuno prenda pure la propria
cena e
mentre l’uno ha fame, l'altro è ubriaco. Non avete voi delle case per,
mangiare
e bere? O disprezzale voi la Chiesa di Dio e fate vergogna a quelli
elle
non hanno nulla? Che vi dirò? Vi loderò io? In questo io non vi lodo.
Poiché ho ricevuto dal Signore quello che anche vi ho trasmesso, cioè
che il Signore Gesù,
nella notte
che fu
tradito, prese del pane e dopo aver reso grazie, lo ruppe e
disse: 'Questo
è il mio Corpo che è dato per voi ;fate questo in memoria di Me'.
Ugualmente, dopo aver cenato, prese anche il calice dicendo: 'Questo
calice e,
il nuovo patto nel mio sangue; fate
questo ogni volta che ne berrete, in memoria
di Me'. Poiché ogni
volta che voi mangiate di
questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del
Signore finché Egli verrà. Perciò chiunque
mangerà il pane o berrà del calice
del Signore indegnamente,
sarà colpevole verso il Corpo
e il sangue del Signore. Ora provi l’uomo se stesso e così mangi del
pane e beva del calice, poiché chi mangia e beve, mangia e beve un
giudizio sii se stesso, se
non discerne il Corpo del Signore. Per questa ragione molti fra
voi sono
inferirai e malati e parecchi
muoiono. Ora, se
esaminassimo noi stessi, non
saremmo
giudicati, ma quando siamo
giudicati, siamo corretti dal Signore,
affinché non siamo condannati col
mondo. Quando dunque, fratelli miei, vi
radunate per mangiare, aspettatevi
gli uni gli altri. Se qualcuno ha fame, mangi
a casa, affinché non vi raduniate
per attirare su voi un giudizio. Le altre coseregolerò
quando verrò"
(1 Corinzi
11:17-34),
Abbiamo citato qui
questo lungo brano soprattutto perché è
tiri fondamentale documento
storico e dottrinale -
storico, perché cí dà alcune
notizie su come veniva celebrata la Cena del Signore
nella Chiesa del 1 secolo;
dottrinale, perchè ci indica lo scopo
essenziale di un rito molto
importante nella vita cristiana.
I1 contesto è
chiaramente un pranzo o una cena tra fratelli e
sorelle in Cristo -
pranzo o cena, che evidentemente
doveva tenersi spesso e non
solo una volta 1"anno. Non si trattava però di un pasto
qualsiasi, perchè nel versetto 22 1'Apostolo dice, °'
Non avete voi
delle case per mangiare e bere?'
La Cena del Signore, pur
essendo un vero
e proprio banchetto, aveva un
significato spirituale che Paolo sottolinea
nel passo citato ed anche nel
capitolo 10 della stessa Lettera,
dal versetto 14 al 22:
°Perciò,
cari miei, fuggite l'idolatria. Io parlo come a persone intelligenti;
giudicate voi di quello che dico. Il calice della benedizione che noi
benediciamo,
non è esso la
comunione col sangue di Cristo? !1 pane che noi rompiamo, non
é esso la
comunione col Corpo di Cristo? Siccome vi è un medesimo pane, noi,
che
siamo molti, siamo un Corpo unico, perché partecipiamo tutti a quell’uinico
pane. Guardate I'lsraele secondo la carne; quelli che mangiano i
sacrifici non
hanno essi
comunione con l'altare? Che dico io dunque? Che la carne sacrificata
agli idoli sia qualcosa? Che un idolo sia qualcosa?
Tutt’altro
io dico che le carni che i
Gentili sacrificano, le sacrificano ai demoni e non a Dio; ora io nona
voglio che abbiate comunione
con i demoni. Voi non potete bere il calice del
Signore e il calice dei demoni; voi
non potete partecipare alla Mensa del Signore
alla mensa dei demoni. 0 vogliamo noi provocare il Signore a gelosia?
Siamo noi più forti di Lui?
E’ chiaro
che tutto fa capo alla famosa "Ultima Cena°' che
Gesú ebbe
assieme ai Suoi discepoli. Ce ne parlano tutti e tre b
Vangeli sinottici, ma non il Vangelo
di Giovanni, che parla sì dei contenuti essenziali della Cena, ma non
esplicitamente dell'istituzione.
Questa omissione si spiega probabilmente col fatto che quando
Giovanni scriveva, quell'evento era più che noto a tutti.1 Vangeli di 1Vlatteo, Marco e Luca, dunque, ci presentano
l'Ultima Cena come la Cena pasquale
celebrata da Gesù con i Suoi discepoli.Si é molto discusso ed ancora
si discute sul giorno esatto
in cui ebbe luogo tale
celebrazione. Quello che pero qui ci interessa
di più è il senso di tale Cena. Ed il suo significato, oltre che dal
contesto generale che
richiamala Pasqua ebraica, lo si deve dedurre
dalle parole dell'istituzione della
Cena pronunziate da Gesù. Le
parole del Signore, peró, sono
state riportate con alcune sfumature
diverse dai tre Evangelisti e
dall’Apostolo Paolo, come del resto é avvenuto per altri
episodi. Tuttavia, considerate queste parole nel
loro insieme, abbiamo un quadro preciso della situazione.Prima
di tatto, affermiamo che la Cena del Signore è da
considerarsi una commemorazione dell°opera
di Gesù e soprattutto della
Sua morte redentrice
Difatti Gesù comandò esplicitamente ai suoi discepoli dî ripetere quel
rito al fine, appunto, di rîcordare Lui
e la Sua opera salvifica.Questa celebrazione si pone quindi sulla
linea delle feste ebraiche,
nel senso che era ed è anch’essa uno ziqqaron,
una commemorazione, come le
feste ebraiche e specialmente
come la Pasqua, che ricordava la liberazione dalla servitù egiziana e che quindi ravvîvava il profondo senso di riconoscenza
degli israeliti verso îl Signore,
spingendoli ad essere più obbedientî
alle Sue leggi. Leggiamo infatti in
Esodo 12:14 a proposîto della.
Pasqua,
“quel giorno sarà per voi un giorno
di ricordanza”
Gli elementi
poi usati per tale commemorazione hanno anch`essi precisi significati.
Il pane ed il vino erano glî elementî
basilari di
ogni pranzo e attualmente lo sono ancora in molti paesî
del mondo
-
essi comunque rappresentano i cibi
solidi e le bevande, Quindi
la Cena del Signor-e
è presentata da Gesù come un pasto
fraterno esprimente l’amicizia che
lega fra loro tutti i partecipanti i quali mangiano lo stesso pane e devono lo stesso vino attorno alle
stessa tavola.
Il pane
peró rappresenta il Corpo di Gesù ed il vino rappresenta
il Suo sangue versato sulla croce per la redenzione dell°umanità.
Inoltre, siccome tutti î partecipanti prendono gli stessi elementi,
sono
în comunione tra loro:
Il
calice della benedizione, che noi benediciamo, non è forse la
comunione con il sangue di Cristo? Il pane che noi rompiamo, non è
forse la comunione con il corpo di Cristo? Siccome vi è un unico pane,
noi, che siamo molti, siamo un corpo unico, perché partecipiamo tutti
a quell'unico pane.
Come si
vede, il simbolismo della Cena del Signore é molto
più importante
e complesso di quanto possa immaginare chi si limita
a vedere in essa una semplice commemorazione di eventi
passati . E
siccome la Cena del Signore ci parla di Gesù che mori in
croce per la
remissione deî peccati, commemorando così la Sua
morte
redentrice, bisogna accostarsi ad essa con fede e serietà.
Nei Vangeli tale
aspetto sacrificale è chiaramente associato
all'Agnello pasquale, il cui sangue
sparso sulle porte degli Israeliti
li preservava dalla morte. Del
resto, anche l'Apostolo Paolo ha
scritto che "la
nostra Pasqua, cioè Cristo, è stata
immolata" (1
Corinzi 5:7). Il simbolismo è
chiaro: come il sangue dell'Agnello
pasquale salvò la vita agli
Israeliti, così il sangue di Gesù dà la vita
spirituale a tutti quelli che
credono in Lui.
Anche nel
Vangelo di Giovanni troviamo questa associazione,
ma non nel contesto dell'istituzione della Cena del Signore, di
cui questo Evangelista non parla
esplicitamente, ma nel contesto
della morte stessa di Gesù sul
Calvario:
°'I soldati
dunque vennero e ruppero le gambe al primo e poi anche all'altro
che era
crocifisso
con lui; ma
venuti a Gesù, conte lo videro già morto, non gli
ruppero le
gambe, ma uno dei soldati gli forò il costato
con
la lancia e
subitone
uscì sangue ed acqua. E colui che l'ha veduto, ne ha resa
testimonianza e la
sua
testimonianza è verace, ed egli sa che dice il vero, affinché anche
voi
crediate. Poiché questo è avvenuto affinché si adempisse
la
Scrittura:
Nessun
osso di esso sarti spezzato"
(G Giovanni
19:32-36; Esodo 12:46; Numeri
9:12). Il
riferimentoall’Agnello
pasquale è chiarissimo. D'altra
parte, come abbiamo già ampiamente spiegato, la morte salvifica di
Gesù era stata simbolicamente rappresentata da tutti i sacrifici
cruenti dell'Antico
Testamento, compreso quello dell'Agnello
pasquale.La Cena del Signore
si riferisce inoltre anche agli ultimi
tempi, ed in particolare alla
"Nuova Gerusalemme", dove la comunione col Signore sarà
perfetta ed eterna. Troviamo infatti tale
riferimento in tutti e tre
i Vangeli sinottici: "Io
vi dico che da ora ira
poi non berrò di questo frutto
della vigna, finto al giorno che lo berrò di nuovo nel Regno del Padre
mio (Matteo 26:29);
"In verità
io vi dico elce non berrò Più del
frutto della vigna fino a quel giorno che lo berrò di nuovo nel
Regno di Dio" (Marco 14:25);
"Ho grandemente desiderato di mangiare questa Pasqua con voi, prima che
Io soffra, poiché io vi dico che
non la mangerò più finché sia
compiuta nel Regno di Dio... Io vi
dico che ormai
non berrò più del frutto della vigna, finché sia venuto il Regno di Dio" (Luca
22:15,16,18).La Cena del Signore
quindi guarda al passato, al presente
e al futuro: al passato, in quanto
commemorazione dell'opera
salvifica di Gesù; al presente, in quanto esprime la comunione dei
credenti con il loro
Salvatore e quindi tra loro stessi; al futuro, in quanto
simbolo della "Cena" o comunione perfetta ed eterna che i
credenti avranno alla fine dei tempi
con il loro Signore e tra di
loro, "affinché Dio sia tutto in
tutti" (I Corinzi
15:28).Tale comunione, però, col Signore e Salvatore nostro e con
i nostri fratelli e sorelle
in Cristo, non è ovviamente prodotta dalla Cena del Signore, ma
si suppone che già esista in tutti i Cristiani.
Se non c'è già tale comunione,
partecipare alla Cena è pura
ipocrisia, anzi, come si esprime l'Apostolo, si mangia e beve la
propria condanna (1 Corinzi 11:29).
In altre parole, se non c'è già la Chiesa nel senso biblico del
termine, non vi può esser autentica partecipazione alla Cena del
Signore.E questa riflessione ci
porta ad approfondire il senso di tale
comunione. Infatti, tenendo
presenti le parole di Gesù
"Questo è il mio
corpo"
e le parole di Paolo già citate, "siccome
vi
è un unico pane, noi che siamo molti
siamo un unico Corpo, perché partecipiamo
tutti a quell’unico pane", deduciamo che "Corpo di Cristo” in
tale contesto, non si riferisce solo
a Gesù come individuo, ma
anche al Suo Corpo che è la Chiesa, nel senso già spiegato. Quando
dunque guardiamo quel pane
posto sulla tavola, non dobbiamo vedere in esso soltanto il
Signore Gesù morto per i nostri peccati,
ma anche la Chiesa, frutto di quel
sacrificio - la Chiesa che sarà completa e
perfetta nella Nuova Gerusalemme.Escludiamo
dunque dalla concezione cristiana della Cena del
Signore il sacramentalismo proprio della dottrina professata dal
cattolicesimo Romano: è assurdo
pensare che la partecipazione alla Cena del Signore produca la
comunione col Signore e tra i
partecipanti semmai la
esprime esteriormente e la rafforza, se i
partecipanti
sanno ''discernere il Corpo del Signore".Né meno
assurda è la concezione cattolica romana che fa della Cena del Signore
un vero e proprio sacrificio offerto dalla
Chiesa a Dio. Tutto il Nuovo Testamento e specialmente la Lettera
agli Ebrei, parla chiaro:
il sacrificio di Cristo fio
unico e irripetibile. Gesù
infatti
'dopo aver
offerto un unico sacrificio per i peccati e per sempre, si è posto a
sedere
alla destra di Dio, aspettando solo che i Suoi nemici siano ridotti ad
essere
lo sgabello dei Suoi piedi. Perché con un 'unica offerta Egli ha per
sempre
resi perfetti quelli che
sono
santificati. E
anche lo Spirito Santo ce ne
rende
testimonianza.
Infatti,
dopo aver
detto, 'Questo è il patto che farò con loro
dopo quei
giorni, dice il Signore: Io metterò le mie leggi nei loro cuori
e le
scriverò nelle loro menti' Egli aggiunge:E non mi ricorderò più dei
loro peccati e della loro iniquità. Ora dove è remissione di queste
cose,non c’è più luogo a offerte per il peccato"
(Ebrei
10:12,-18; Geremia 31:33,34; si
veda anche Ebrei 8:8-13).
Com'è
noto, la dottrina cattolica entra qui
in varie disquisizioni per accostare
in qualche modo la "Messa" al
sacrificio del Calvario, e, nello stesso tempo, per fare una certa
distinzione tra la realtà
storica e quella che uno scrittore cattolico
chiama celebrazione misterica degli
atti passati, storici, della vita
di Cristo"
(si veda Schillebeeckx, Cristo,
sacramento dell’incontro con
Dio,
ed. Paoline, Roma
1)81, p.71). Ma non intendiamo
portare ora i lettori in
tali tenebrosi meandri: chi volesse saperne di
più sulla dottrina cattolica della Messa può consultare i molti
trattati sull'argomento, reperibili
in una qualsiasi libreria cattolica.
Vogliamo
però fare qui
un'osservazione
molto importante
sul riferimento al "Patto" che
troviamo nell'ultimo passo citato
della Lettera agli Ebrei. Infatti
nelle parole dell'istituzione
della Cena, riportate dai
Vangeli, troviamo anche un chiaro riferimento
ad un
"nuovo
Patto nel sangue di Gesù"
.
Questo ci fa pensare, in
particolar modo, alle parole di
Mosè in Esodo 24:8, "Ecco il
sangue
del Patto che l'Eterno ha fatto
con voi sul fondamento di tutte queste
parole" .
Il
contesto è la cerimonia che sanzionò ufficialmente il
Patto tra Dio ed il Suo popolo:
Mosè scrisse tutte le parole del SIGNORE. Poi si alzò la mattina
presto e costruì ai piedi del monte un altare e dodici pietre per le
dodici tribù d'Israele.
Mandò dei giovani
israeliti a offrire olocausti e a immolare tori come sacrifici di
riconoscenza al SIGNORE.
Mosè prese metà del
sangue e la mise in catini; l'altra metà la sparse sull'altare.
Poi prese il libro
del patto e lo lesse in presenza del popolo, il quale disse: «Noi
faremo tutto quello che il SIGNORE ha detto e ubbidiremo».
Allora Mosè prese
il sangue, ne asperse il popolo e disse: «Ecco il sangue del patto che
il SIGNORE ha fatto con voi sul fondamento di tutte queste parole».
(Esodo 24:4-8)
L'accostamento
fatto da Gesù tra questa cerimonia
e la Cena è evidente: il
primo Patto o Antico Patto fu suggellato col sangue di animali, mentre
il Nuovo Patto è stato suggellato col sangue di
Gesù. Da ciò segue che la Cena del
Signore deve essere vista anche
come un rito che ricorda e rinnova
continuamente il Nuovo Patto,
nel sangue
di Gesù, tra Dio ed i credenti in
Lui. Un rito però che, come
quello mosaico, comporta la promessa così formulata dagli israeliti,
di cui i Cristiani sono gli eredi spirituali:
"Noi faremo
tutto
quello che l’Eterno ha eletto ed
ubbidiremo"
(Esodo 24:8).
Possiamo dunque concludere affermando che la Cena del Signore è
a ) un
pasto fraterno che esprime
l'amore dei partecipanti verso il
Capo-tavola Gesù - amore,
amicizia o comunione
- e quindi l’amore che lega tutti
i partecipanti tra loro; in
altre parole, la Cena del Signore è il
simbolo della Chiesa quale Corpo di
Cristo,
b) una
commemorazione della morte di Cristo: Colui
al quale i
credenti si uniscono è Gesù Salvatore, morto per i loro peccati;
c)un ordine
che ricorda e rinnova il Nuovo Patto nel
Sangue di Gesti, richiamando i
credenti alle proprie
responsabilità;
d)
un'illustrazione della comunione perfetta ed eterna
che i
credenti godranno col Signore nella Nuova Gerusalemme
Come . si
vede, chi studia a fondo tutto il simbolismo della Cena del Signore
studia
l'essenza stessa del Cristianesimo.
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