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“Vado io forse cercando di conciliarmi il favore degli uomini, ovvero quello di Dio? O cerco io di piacere agli uomini? Se cercassi ancora di piacere agli uomini, non sarei servitore di Cristo”                                                                                                                                                    (Galati 1:10).

 

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Storia di Tarquinia

  

La storia della città di Tarquinia, madre dell’Etruria, si identifica con quella del popolo etrusco. La leggenda della sua fondazione effettuata dal mitico Tarconte ( da cui il nome Taechuna), al quale apparve il “vecchio fanciullo” Tacete che gli rivelò la “Disciplina”, fa assumere alla città di Tarquinia un alone di sacralità che ancora si respira passeggiando tra le sue antiche rovine. 

Intorno al X sec. a.C. sull’area della Civita, nacque la prima aggregazione sociale a carattere agricolo e pastorale. Per la sua posizione nei pressi del fiume Marta, allora navigabile, Tarquinia diventò ben presto una città ricca e potente, trasformò la sua economia e pur mantenendo una dimensione agricola, divenne un attivo centro commerciale e industriale ( metalli, bronzi, ceramiche, sale stoffe, ecc.). Nel mondo etrusco Tarchuna assunse un ruolo predominante e fu a capo di un potente stato che si estendeva fino al lago di Bolsena. Nel VI sec. a.C. sempre più attivi furono i traffici con l’Oriente e la Grecia, attraverso il porto di Gravisca dal quale veniva esportato il sale prodotto nella zona. Nello stesso periodo Tarquinia dominò il guado sul Tevere, punto focale del commercio e fece di Roma, la grande Roma dei Tarquini (616-509 a.C..). Con il crescere della potenza romana, Tarquinia entrò in crisi e sebbene rinnovò con l’intensa attività politica dei membri della famiglia Spurinna (Larth, Velthur, Aulus), il tentativo di imporre la propria guida nella lega etrusca contro l’espansionismo romano, Roma era ormai più potente e la guerra divampò violenta fino alla resa definitiva nel 308.

Roma nella sua espansione cancellò la civiltà etrusca, inglobò i suoi territori, tracciò strade diverse, fondò città (castra), distrusse le sue scritture, ma non poté annullare tutto: degli etruschi rimasero le cerimonie, l’uso del liuto e dei fasci, i trionfi, il pontefice massimo, gli àuguri, i giochi atletici e i festeggiamenti. A Roma i ranghi sacerdotali rimasero un appannaggio degli etruschi al punto che qualunque indovino si spacciava per discendente dei Tarquini.

E’ inoltre evidente che un’influenza etrusca si è effettivamente esercitata nella politica, nell’economia, nella  cultura dei latini.

Nel 90 a.C. alla città fu concessa la cittadinanza romana e divenne municipio.

Nella prima età imperiale Tarquinia fu un centro romano di controllo del tracciato costiero dell’Aurelia.

Con la crisi dell’Impero e le successive invasioni barbariche (disastroso il saccheggio dei Visigoti di Alarico), la malaria e la caduta dell’Impero stesso, portarono la città come molte altre zone della Tuscia, ad un forte calo demografico.

Nel V secolo d.C., un po’ di ordine fu ristabilito dalla Chiesa e la città divenne sede vescovile, con i vescovi tarquiniesi Apulenius, Proiectitus e Lucinianus che partecipavano ai Sinodi romani.

Nell’VIII secolo un nuovo borgo sorse sulle rovine di un avamposto tarquiniese situato sul colle prospiciente l’antica città etrusca: l’abitato alto medievale di Corneto, che aveva il suo centro nella chiesa di Santa Maria in Castello, nasceva riutilizzando i materiali e l’idraulica etrusca (condotto di Fontana Nova.

La Tarquinia medievale (chiamata ormai Corneto), vantava un grande prestigio perché era una repubblica marinara situata fra il Patrimonio di San Pietro ed il dominio longobardo di Matilde di Canossa.

Sempre nel medioevo la città resistette a numerosi assedi, fu poi conquistata dal cardinale Albornoz e dagli Orsini. Saccheggiata dai bretoni nel 1393, passò di nuovo alla Chiesa  nel 1415 per venire definitivamente incamerata nello stato Pontificio.

Durante il ‘400 la città di Corneto vide modificare il suo assetto urbanistico grazie alle imponenti opere architettoniche erette dal Cardinale Giovanni Vitelleschi, potentissimo plenipotenziario e massimo stratega della Curia romana, che fece costruire una sofisticata  fortificazione nella cinta muraria e soprattutto il suo meraviglioso palazzo gotico rinascimentale attualmente sede del Museo Nazionale Archeologico Tarquiniese.

Nel Rinascimento il palazzo Vitelleschi visse l’opulenta atmosfera della corte romana, in quanto ospitò spesso i papi del tempo che riempivano la città con il loro largo seguito di alti prelati, dame, principi, paggi e falconieri.

Occupata nel ‘700 dai francesi e per poco tempo anche dagli inglesi, Tarquinia entrò a far parte del regno d’Italia nel 1870 con il nome di Corneto, trasformato nel 1922 nell’attuale ma già nome etrusco di Tarquinia.

Ogni secolo ha lasciato un segno nella realtà architettonica della città dove si mescolano chiese gotiche e barocche a fantasie rocaille e a dimore signorili ottocentesche. Perciò il visitatore che oggi percorre le strade della vecchia Corneto, fa un tuffo nel passato e si accorge che la città tiene molto alle sue memorie e le scrive sui muri con profusioni di marmi e stemmi che rievocano i natali del poeta Cardarelli e le dimore di grandi studiosi, scrittori ed artisti come Sthendal, Lawrence, Bramante e Winchelmann che hanno studiato ed amato questa cittadina.