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La storia della città di Tarquinia, madre dell’Etruria, si
identifica con quella del popolo etrusco. La leggenda della sua
fondazione effettuata dal mitico Tarconte ( da cui il nome
Taechuna), al quale apparve il “vecchio fanciullo” Tacete che gli
rivelò la “Disciplina”, fa assumere alla città di Tarquinia un
alone di sacralità che ancora si respira passeggiando tra le sue
antiche rovine.
Intorno al X sec. a.C. sull’area della Civita, nacque la prima
aggregazione sociale a carattere agricolo e pastorale. Per la sua
posizione nei pressi del fiume Marta, allora navigabile, Tarquinia
diventò ben presto una città ricca e potente, trasformò la sua
economia e pur mantenendo una dimensione agricola, divenne un
attivo centro commerciale e industriale ( metalli, bronzi,
ceramiche, sale stoffe, ecc.). Nel mondo etrusco Tarchuna assunse
un ruolo predominante e fu a capo di un potente stato che si
estendeva fino al lago di Bolsena. Nel VI sec. a.C. sempre più
attivi furono i traffici con l’Oriente e la Grecia, attraverso il
porto di Gravisca dal quale veniva esportato il sale prodotto
nella zona. Nello stesso periodo Tarquinia dominò il guado sul
Tevere, punto focale del commercio e fece di Roma, la grande Roma
dei Tarquini (616-509 a.C..). Con il crescere della potenza
romana, Tarquinia entrò in crisi e sebbene rinnovò con l’intensa
attività politica dei membri della famiglia Spurinna (Larth,
Velthur, Aulus), il tentativo di imporre la propria guida nella
lega etrusca contro l’espansionismo romano, Roma era ormai più
potente e la guerra divampò violenta fino alla resa definitiva nel
308.
Roma nella sua espansione cancellò la civiltà etrusca, inglobò i
suoi territori, tracciò strade diverse, fondò città (castra),
distrusse le sue scritture, ma non poté annullare tutto: degli
etruschi rimasero le cerimonie, l’uso del liuto e dei fasci, i
trionfi, il pontefice massimo, gli àuguri, i giochi atletici e i
festeggiamenti. A Roma i ranghi sacerdotali rimasero un
appannaggio degli etruschi al punto che qualunque indovino si
spacciava per discendente dei Tarquini.
E’ inoltre evidente che un’influenza etrusca si è effettivamente
esercitata nella politica, nell’economia, nella cultura dei
latini.
Nel 90 a.C. alla città fu concessa la cittadinanza romana e
divenne municipio.
Nella prima età imperiale Tarquinia fu un centro romano di
controllo del tracciato costiero dell’Aurelia.
Con la crisi dell’Impero e le successive invasioni barbariche
(disastroso il saccheggio dei Visigoti di Alarico), la malaria e
la caduta dell’Impero stesso, portarono la città come molte altre
zone della Tuscia, ad un forte calo demografico.
Nel V secolo d.C., un po’ di ordine fu ristabilito dalla Chiesa e
la città divenne sede vescovile, con i vescovi tarquiniesi
Apulenius, Proiectitus e Lucinianus che partecipavano ai Sinodi
romani.
Nell’VIII secolo un nuovo borgo sorse sulle rovine di un avamposto
tarquiniese situato sul colle prospiciente l’antica città etrusca:
l’abitato alto medievale di Corneto, che aveva il suo centro nella
chiesa di Santa Maria in Castello, nasceva riutilizzando i
materiali e l’idraulica etrusca (condotto di Fontana Nova.
La Tarquinia medievale (chiamata ormai Corneto), vantava un grande
prestigio perché era una repubblica marinara situata fra il
Patrimonio di San Pietro ed il dominio longobardo di Matilde di
Canossa.
Sempre nel medioevo la città resistette a numerosi assedi, fu poi
conquistata dal cardinale Albornoz e dagli Orsini. Saccheggiata
dai bretoni nel 1393, passò di nuovo alla Chiesa nel 1415 per
venire definitivamente incamerata nello stato Pontificio.
Durante il ‘400 la città di Corneto vide modificare il suo assetto
urbanistico grazie alle imponenti opere architettoniche erette dal
Cardinale Giovanni Vitelleschi, potentissimo plenipotenziario e
massimo stratega della Curia romana, che fece costruire una
sofisticata fortificazione nella cinta muraria e soprattutto il
suo meraviglioso palazzo gotico rinascimentale attualmente sede
del Museo Nazionale Archeologico Tarquiniese.
Nel Rinascimento il palazzo Vitelleschi visse l’opulenta atmosfera
della corte romana, in quanto ospitò spesso i papi del tempo che
riempivano la città con il loro largo seguito di alti prelati,
dame, principi, paggi e falconieri.
Occupata nel ‘700 dai francesi e per poco tempo anche dagli
inglesi, Tarquinia entrò a far parte del regno d’Italia nel 1870
con il nome di Corneto, trasformato nel 1922 nell’attuale ma già
nome etrusco di Tarquinia.
Ogni secolo ha lasciato un segno nella realtà architettonica della
città dove si mescolano chiese gotiche e barocche a fantasie
rocaille e a dimore signorili ottocentesche. Perciò il visitatore
che oggi percorre le strade della vecchia Corneto, fa un tuffo nel
passato e si accorge che la città tiene molto alle sue memorie e
le scrive sui muri con profusioni di marmi e stemmi che rievocano
i natali del poeta Cardarelli e le dimore di grandi studiosi,
scrittori ed artisti come Sthendal, Lawrence, Bramante e
Winchelmann che hanno studiato ed amato questa cittadina. |