Chiesa Cristiana Evangelica

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“Vado io forse cercando di conciliarmi il favore degli uomini, ovvero quello di Dio? O cerco io di piacere agli uomini? Se cercassi ancora di piacere agli uomini, non sarei servitore di Cristo”                                                                                                                                                    (Galati 1:10).

 

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Storia di Tolfa

 

Tolfa è un comune di 5.250 abitanti della provincia di Roma a circa 20 Km dal porto di Civitavecchia e 80 da Roma.

Antica e prestigiosa, Tolfa sorge (metri 482) sul versante occidentale dei monti omonimi, a nord ovest di Roma.. La città particolarmente ricca di storia è rinomata anche per i prodotti dell'artigianato locale, tra i quali le famose Catane (borse di pelle fatte a mano), nonché per l'Acqua Cotta (pietanza a base di verdure), per il buon vino, il prosciutto e le bistecche.

Inoltre il clima e le bellezze naturali del suo Parco Regionale, dove il verde intenso dei prati s'intreccia con l'azzurro limpido del cielo, ne fanno una meta ideale per una piacevole vacanza, oppure semplicemente un distensivo week-end indimenticabile.

Il Sindaco di Tolfa è  da 9 anni Alessandro Battilocchio.  Alessandro  divenne  Sindaco per la prima volta nel 2001 a soli 23 anni., successivamente fu eletto con oltre 9.500 preferenze al Parlamento Europeo diventando cosi uno dei più giovani parlamentari  di Strasburgo. Nel 2008 è stato anche nominato dall'Unicef "Difensore dei diritti dell'Infanzia" grazie al suo impegno internazionale al fianco dei minori.

Tolfa è conosciuta fin dalle epoche più remote e i primi insediamenti urbani nel suo territorio risalgono all'età neolitica.
La sua importanza aumentò durante il periodo etrusco, poiché riforniva di prodotti agricoli Pyrgi (l'odierna Santa Severa), porto arsenale di Caere, l'attuale Cerveteri e Gravisca, importante scalo marittimo di Corneto (oggi Tarquinia).
Molta confusione è dovuta all'esistenza di un vicino centro denominato Tolfa Nova, che si trovava a sud dei monti, nella zona della Tolfaccia. Tolfa si sviluppò probabilmente verso l'anno mille dopo un lungo periodo di dipendenza da Corneto. La città fu dapprima un piccolo agglomerato di casupole costruite ai piedi del monte sul quale si erge la Rocca, che nel 1400 divenne feudo dei Frangipane. Nel corso dei secoli la fortificazione subi' molti assalti. Un'antica voce popolare tramanda che durante un assedio, quando ormai si era al limite delle forze, a rimediare a quella drammatica situazione fù l'astuzia di una vecchia di nome Lizzera; la donna infatti suggerì di gettare dalla Rocca un vitello e un sacco di grano, uniche scorte alimentari rimaste loro.

Gli invasori, credendo che gli assediati potessero resistere ancora per molto, dal momento che avevano tante provviste da buttarne via una parte, tolsero l'assedio.          Per questo motivo nello stemma cittadino spicca, oltre alla Rocca, una vecchia (che simboleggia anche la scaltrezza dei tolfetani) la quale è seguita da un vitello e porta un sacco di grano sulle spalle. Certamente Tolfa visse il suo periodo di maggiore splendore ed importanza storica tra il 1462 e il 1920 quando, in seguito alla scoperta dell'allume divenne uno tra i nostri maggiori centri minerari.

Il nome Tolfa ha origine incerta, potrebbe derivare da "Tulphae", dalla radice tol- (sollevare), riferito alla sua posizione geografica. Secondo un'altra ipotesi potrebbe riferirsi al nome di un principe longobardo, forse Agilulfo o Ataulfo.

Tra le tradizioni più antiche che si sono tramandate nei secoli tra la popolazione tolfetana, sicuramente ci sono quelle religiose, essendo presenti a Tolfa , fin dal sec. XVI°, numerose Confraternite, che organizzavano ed organizzano ancora oggi alcune Processioni.
La più suggestiva e forse più bella tra le Processioni è sicuramente quella del Venerdì Santo, organizzata dalla Confraternita dell’Umiltà e Misericordia, alla manifestazione religiosa prendono parte più di 300 figuranti, i quali rappresentano lungo il percorso le varie fasi della Passione e della Crocifissione di Nostro Signore Gesù Cristo, accompagnate dalle note della Banda  musicale G.Verdi di Tolfa e dal coro del Popule Meus, dai Flagellanti,che, scalzi e coperti in volto, trascinano per penitenza una pesante catena.
Un’altra Processione suggestiva è quella di S.Antonio Abate, protettore degli animali, quindi il Patrono degli allevatori e dei contadini, manifestazione organizzata dalla locale Università Agraria e dalla Società di S.Antonio La statua del Santo, portata a spalla da numerosi pastori lungo le vie del centro storico, è contornata da centinaia di cittadini che illuminano le strade con torce di cera, inoltre il giorno 17 gennaio, festa del Santo c’è la tradizionale benedizione degli animali.
Dopo la Processione di S.Antonio e quella del Patrono S.Egidio, Patrono di Tolfa, c’è l’innalzamento dei Globi Aerostatici (Palloni).
Questa tradizione dell’innalzamento dei Globi Aerostatici, tipica di alcune zone della Maremma e della Tuscia,  a Tolfa risale alla prima metà dell’ottocento. In quel periodo (dopo la Repubblica Romana) risiedeva in Tolfa un piccolo presidio di soldati francesi, ospitati presso l’ex Seminario Vescovile, oggi Palazzo Comunale, un ufficiale francese, oltre che a dedicarsi a creare un piccolo orto botanico nell’attuale giardino comunale, emulo dei suoi connazionali Fratelli Mongolfiere, si dilettava a creare delle piccole mongolfiere di carta.Giacobbe Marazzi, giovane tolfetano, imparò così bene che superò anche il maestro francese, infatti realizzò nel tempo delle mongolfiere straordinarie, gli anziani ricordavano quelle a forma di cammello e di  cavallo, lasciò l’arte ai suoi familiari che ancora oggi, nonostante la modernità abbia cancellato molte delle tradizioni, questa delle mongolfiere è rimasta intatta nelle mani della famiglia Marazzi, che ancora oggi diletta i Tolfetani dopo ogni processione.

Un’altra tradizione importante per i Tolfetani è quella della Pastorella, o canto di Natale.
La prima Pastorella(ufficiale) a Tolfa fu organizzata a Tolfa nel 1929 da Checco del Tamburì, (che suonava una foglia), successivamente e fino ad oggi è organizzata dalla Banda musicale G.Verdi, che rallegra le vie del paese per tutta la notte del 24 dicembre.

 

La recente riapertura al pubblico del Museo Civico di Tolfa segna una traguardo nel percorso di generazioni di studiosi e volontari che si sono impegnati nella conoscenza, nella tutela e nella valorizzazione dei Beni Culturali del territorio tolfetano. La volontà di dotare la cittadinanza di un museo affonda le sue radici in una lunga tradizione: già dal 1955 il Circolo di Cultura di Tolfa aveva promosso la fondazione di un Museo Civico, che venne effettivamente istituito alcuni anni più tardi, nel 1959. Questo interessamento locale fu contemporaneamente motore e risultato di una rafforzata vigilanza sul territorio e di una promozione delle attività di ricerca e di recupero di reperti archeologici. In particolare dal 1975 al 1997 la collaborazione tra Soprintendenza Archeologica per l’Etruria Meridionale e Gruppi Archeologici d’Italia, aprì una proficua stagione di attività di ricerca e valorizzazione, concretizzatasi nel recupero di un gran numero di materiali, strappato all’attività degli scavatori clandestini, e in una migliore conoscenza dell’evoluzione storica del comprensorio tolfetano. Negli anni successivi la collezione civica trovò pian piano un appropriato allestimento, grazie all’impegno del Comune e della Regione, in un nuovo apparato espositivo e didattico ultimato agli inizi degli anni novanta.Oggi la raccolta di reperti trova finalmente più ampia collocazione nei locali dell’ex convento dei Padri Agostiniani presso il santuario di S. Maria della Sughera. Tale ubicazione ha avuto indubbiamente il pregio di consentire il recupero e la fruibilità di una struttura storica, per lungo tempo abbandonata, che riveste notevole importanza nella storia del paese: la chiesa e l’annesso convento furono infatti edificati a partire dagli inizi del 1500, per volere di Agostino Chigi, in seguito all’apparizione miracolosa di un’immagine della Madonna presso un albero di sughero. Inoltre il complesso fu teatro del sacrificio di alcuni cittadini di Tolfa durante l’insorgenza antifrancese alla fine del 1700.

Dopo i lavori di restauro il chiostro del convento ha riacquistato un’atmosfera raccolta e tranquilla. Attorno ad esso si aprono servizi ricettivi, l’area delle mostre temporanee e un’ampia sala per conferenze deputata ad ospitare iniziative a carattere culturale. L’esposizione è collocata al piano superiore di cui è attualmente visitabile l’ala principale che ospita soprattutto reperti di età etrusca. Particolare attenzione è rivolta all’illustrazione di pratiche cultuali e ad aspetti legati all’archeologia funeraria che rappresentano il filo conduttore di tutto l’allestimento. Hanno trovato quindi collocazione i corredi di tombe provenienti dalle principali necropoli del territorio, tra cui ampio spazio è stato riservato ai materiali provenienti da Pian della Conserva e della Castellina del Ferrone, che si possono annoverare tra i siti più rappresentativi e sicuramente meglio indagati nell’area. Particolarmente suggestiva la ricostruzione di una camera sepolcrale inscala che ospita all’interno i reperti di una tomba scoperta nel 1995 nella necropoli del Ferrone ricostruendo la loro collocazione al momento della scoperta.

Nel piano superiore del Museo trovano spazio anche laboratori atti ad accogliere attività di restauro e di archeologia sperimentale: il museo è infatti impegnato in attività didattiche rivolte a istituti scolastici con iniziative che permettono di apprendere in modo diverso, con una esperienza  diretta e “fuori dai canoni” del mondo antico. I locali all’interno della struttura offrono la cornice ideale per tali progetti, un modo per apprendere la storia esercitandosi tra vetrine e reperti. E’ stato inoltre possibile organizzare gli spazi per ospitare mostre temporanee, corsi e iniziative culturali in genere, in forza di una concezione che interpreta il museo non soltanto come mero contenitore espositivo ma come laboratorio di cultura attivo e dinamico nella vita della comunità e, ci si augura, anche propulsore di nuove iniziative di ricerca sul territorio.